Blues for Nia

“Non darmi per scontata baby
non credere che non senta niente
che la mia scorza sia dura come il tuo cuore

Non darmi per scontata baby
il mio dolore è di un blu così profondo che sembra nero
in cui si mescolano le voci di Bessie, Bille e Janis

Non darmi per scontata baby

non sarò io l’angelo che ti salverà

perché al tuo inferno, baby, preferisco il mio”

La ragazzina riempiva le sue tasche con alcuni ciottoli che trovava lungo la strada e poi guardava dritto, con aria di sfida, mentre camminava con un passo così svelto che sembrava scivolasse a qualche centimetro da terra.  Era quasi invisibile mentre rincasava la sera percorrendo quel sentiero poco illuminato. La sua pelle e i suoi capelli si confondevano con l’oscurità, di lei si notavano solo gli occhi che brillavano più della luna e delle stelle. Si chiamava Nia, aveva 12 anni ed era immensamente fiera del suo lavoro come cameriera nella casa dei Farrington. Lei sapeva pulire e sapeva già cucinare come una donna esperta, inoltre sapeva come sistemare i letti, la biancheria e far risplendere l’argenteria. Tutti volevano bene alla piccola Nia, ma a lei del bene dei suoi pari non importava un granché, figuriamoci delle moine che le riservavano i Farrington, specie quelle di Moses quel viscido rossiccio unto e puzzolente di tabacco e di whisky che cercava sempre, con qualche scusa, di allungare le mani.
Nia aveva imparato presto a lasciarsi scivolare di dosso le chiacchiere e le battute cretine dei ragazzi che lavoravano nei campi, lei sapeva come svincolarsi da queste e dai deliri della padrona che ogni volta cercava delle scuse per stare con lei per raccontartarle di come le figlie, ormai grandi, fossero state carine all’età di Nia: belle, bionde e bianche.
Nia si svegliava presto tutte le mattine che era ancora buio, mangiava un po’ di pane e percorreva 2 km a piedi per arrivare a casa dei Farrington dove trascorreva l’intera giornata sgobbando, poi raccoglieva le  sue ultime forze e si avviava sulla strada di casa, tutti i giorni  come quella sera in cui sentiva dei passi pesanti dietro di lei e un cattivo odore di whisky e di tabacco, esattamente come in quella sera in cui quell’alito caldo si era fatto sempre  più vicino, proprio come in quella stessa sera in cui prese dalla tasca un sasso appuntito e centrò in pieno la fronte di quel porco che non tornò più a casa sua e di cui, fino al mattino dopo,  non si ebbero notizie.
Nia era quasi invisibile quando si muoveva nell’oscurità mentre tornava a casa dal lavoro, di lei si notavano solo gli occhi che brillavano più della luna e delle stelle e i suoi denti bianchi che, quella sera, scintillavano al buio.

nia

 

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